Unitarietà della classe.

(puoi scaricare qui la circolare)

È necessaria una precisazione. Con l’art. 231 bis del D.L. 19 maggio 2020 n° 34 sono state assegnate ad ogni scuola risorse finanziare per stipulare ulteriori contratti a tempo determinato per il personale docente ed ATA, con lo scopo precipuo di rendere possibile le lezioni in presenza totale degli alunni, ma nel rispetto del distanziamento; e l’igienizzazione ottimale degli spazi.

In coerenza con quanto in premessa, agli inizi di settembre le classi numerose sono state divise in due gruppi, solo per rendere possibile la didattica in presenza, secondo la ratio della legge citata. Si è ingenerato, tuttavia, un abnorme fraintendimento: presso i docenti, i gruppi di una stessa classe sono stati vissuti come classi distinte e separate; generando nella ricomposizione della classe ansie e tensioni, soprattutto per gli alunni. Probabilmente, la mancanza di un coordinamento tra i docenti dei gruppi della stessa classe, e dell’armonizzazione di attività, programmi e valutazioni hanno facilitato la trasposizione di questo convincimento presso gli alunni. La classe, comprensiva di alunni e docenti, è unica; la divisione in gruppi è solo strumentale alla possibilità della didattica in presenza, e non ha ragione di esistere venendo meno il principio da salvaguardare: la tutela del diritto allo studio, con le lezioni in presenza e nel rispetto del distanziamento. Finché la presenza degli alunni a scuola si attesti intorno al 50%, non c’è un motivo ragionevole per frantumare le classi numerose. Ovviamente nessuna organizzazione didattica è fissa una volta per sempre, ma flessibile e adattabile a seconda delle variabili condizionanti. Tenuto conto del carattere strumentale dell’organico aggiuntivo, nel periodo dell’emergenza sanitaria, si potrà e si deve ripensare alla suddivisione delle classi numerose in due gruppi, qualora la presenza degli alunni superi la massa critica: oltre il 70%. La scuola vive di una staticità intrinseca. Storicamente è stato sempre così, indipendentemente dalla mutabilità dei contesti; ma una buona scuola deve dimostrare una forte resilienza, per trasformare le crisi in opportunità. La scuola deve essere vissuta da ciascun alunno come la “mia scuola”, la “scuola amica” che mi sostiene, mi accoglie, mi incoraggia, mi tende la mano, mi ascolta, ……. e non un “non luogo”, dove quasi nessuno si accorge di me, come persona con la mia storia. Mi rivolgo ora ai docenti delle classi, prima divise in due gruppi e ora ricondotte all’unità. È nostro dovere armonizzare i programmi, le attività, i percorsi, le valutazioni, le conoscenze e competenze dei due gruppi di alunni. E la questione è di maggiore rilevanza per le classi quinte, per l’imminenza dell’esame di stato: le classi intere e non i gruppi saranno abbinate alle
commissioni degli esami di stato. È nostro dovere garantire a tutti pari opportunità e il successo formativo, non trascurando gli alunni che erano inseriti, non per scelta, nell’altro gruppo. I programmi non sono l’obiettivo della scuola, ma sono strumentali alla crescita umana, civica ed educativa di tutti gli alunni, nessuno escluso. Nel pomeriggio, e in modalità a distanza fino a nuove disposizioni, sono previsti corsi di recupero/potenziamento, per incontrare le istanze degli alunni; ma anche corsi INVALSI e PCTO (ex alternanza scuola lavoro) che sono alcuni caratteri peculiari della scuola italiana.

Il Dirigente scolastico
Francesco Conte